Scopri la città di Terni

La città vecchia

La città vecchia

Una città strettamente legata alla natura con quel cordone ombelicale che da piazza Valnerina - come i ternani chiamano piazza Bruno Buozzi - attraverso V.le Brin la unisce inscindibilmente e non solo simbolicamente, alla Cascata delle Marmore ed alla Valle del Nera.
L’acqua è la forza di Terni ed all’acqua deve il suo nome, la sua origine. L’antica Interamna Nahars (la città tra i due fiumi), ancora oggi ha un debito di riconoscenza e uno stretto legame con le linee d’acqua che la attraversano, ormai regimentate e non più tumultuose come un tempo. A differenza di molte città umbre, Terni è in pianura, a 130 mt s.l.m. Nella conca ternana, si estendeva parte del Lago Tiberino.

Le prime popolazioni si rifugiavano sulle colline per sfuggire l’aria insalubre dei fondo valle, in questo caso, invece, fu la presenza dell’acqua ad attrarle. Modificarono profondamente l’assetto della zona per renderla maggiormente ospitale: deviarono il corso del Serra e bonificarono le terre.
Lo stemma di quelle genti divenne il drago pestifero (Thyrus), che identificava l’insidia delle paludi infine vinte.

“Un vago giardino”, cosí a metà del ‘500 Cipriano Piccolpasso definisce la Conca Ternana esaltandone la fertilità e l’estensione degli oliveti.
Le testimonianze storiche della coltivazione dell’ulivo, e sull’importanza che esso ha avuto nell’economia della zona, risalgono alle antiche formelle di Carsulae e nelle epigrafi di sant’Andrea a Cesi, che riproducono anfore da olio.
A Colleluna, immediata periferia della città, sono stati rinvenuti resti di un antico frantoio romano. L’ara sacrificale dedicata a Nettuno, custodita nel museo Archeologico di Terni, mostra un sacerdote che offre una patera ricolma d’olio.

La storia  

La città fu fondata 2500 anni fa, ma i primi habitat vengono registrati dall’età del paleolitico Inferiore e da quella del Ferro. Un’iscrizione dei tempi di Tiberio, afferma che Terni fu fondata 81 anni dopo Roma dagli umbri o dai sabini. Studi più recenti sostengono la tesi che essa sia stata opera dei naharci, popolazione aborigena dei monti Sibillini, progressivamente avvicinatisi, con avanzamenti successivi, lungo il corso del Nera.
La struttura romana si evince dalle opus quadrate, con vie regolari in cardo e decumano, che dividevano la città in quattro parti.

Nel I secolo il culto cristiano soppiantò quello radicatissimo di Mitra, ed altri di origine orientale.
Testimonianza di questa precedente religiosità si ritrova nella sopravvivenza di riti pagani come il Cantamaggio e la Festa delle Acque. Quest’ultima non si ricollega solo alla presenza della Cascata delle Marmore, ma anche alle opere di bonifica delle terre. La leggenda racconta che alla confluenza del Nera e del Serra viveva nascosto, tra una folta vegetazione, un mostro che col suo fiato pestifero avvelenava l’aria della zona ed i suoi abitanti. Un guerriero lo affrontò e lo uccise. Era morto il drago Thyrus, ma la sua effige, in campo rosso, troneggia ancora a simbolo della città. Nell’XI secolo l’antica Interamna divenne Terni.

Nel 1155 Federico Barbarossa si accampò sui suoi monti ed in Valnerina per assalire Spoleto. Nonostante l’anima guelfa, la città accolse l’imperatore. Successivamente, non avendo accettato i magistrati imperiali, fu rasa al suolo da Cristiano di Magonza. San Francesco visitò più volte Terni: parlò nella piazzetta di San Cristoforo, cambiò l’aceto in vino, e resuscitò un fanciullo schiacciato dal crollo di un muro.

Nel 1290 Nicolò IV annettè la città al Patrimonio della Chiesa.Nella metà del 1300 fu fortificata con una cerchia di mura con cento torri bastionate. In alcuni punti fu fortificata anche all’interno con case-torri, di cui restano quelle dei Castelli e dei Barbarasa.

Nel 1553 Giulio III creò conte di Collescipoli Michelangelo Spada, che donò alla città l’imponente ed artistico Palazzo che porta il suo nome, ed i cui lavori vennero ultimati nel ‘700.

Nel 1554 Giulio III approvò gli Statuti Comunali di Terni, che, con successive riformanze, restarono in vigore fino alla Rivoluzione Francese.

Nel 1569 iniziarono i lavori, su progetto del Vignola, della riedificazione del ponte romano crollato 19 anni prima.

Nel 1625 l’arciduca Leopoldo d’Austria , di passaggio in città, donò alla chiesa di San Valentino, l’altare maggiore e dispose la restituzione del cranio del Santo in possesso alla sua famiglia da più di 300 anni. Per se trattenne un dente.

Nel 1705 la città subì il devastante terremoto che distrusse l’Umbria. Molti edifici crollarono, molte chiese risultarono lesionate tra cui San Francesco. Il palazzo dei priori fu svenduto e come sede della municipalità venne acquistato palazzo Carrara.

Nel 1789 il papa proclamò la piena libertà di commercio, agricoltura e pastorizia nello Stato della Chiesa.

Nel 1798 il generale francese Mac Donald occupò Terni, quando si alzò l’albero della libertà vi fu gran tripudio perchè ciò coincise con l’abolizione della tassa sul macinato.

Nel 1849 la città inviò alla Repubblica romana rilevanti somme di danaro e contingenti di volontari.

Nella seconda metà dell’800, lo sfruttamento delle acque della zona, della Cascata in particolare,determinò la nascita dell’industria siderurgica ternana.

Nel 1929 nacquero le maggiori centrali: Galletto, Monte Argento, Recentino.

Durante la seconda Guerra Mondiale la città e le sue fabbrica (‘per’ le sue fabbriche) subì 108 bombardamenti che tolsero ai ternani l’illusione dell’invulnerabilità della Valnerina e della ‘Conca’. Tra l’agosto del ’43 ed il giugno del ’44 il 40% delle fabbriche e la parte orientale della città venne distrutto.

san valentino
Cascata delle Marmore
outdoor
La città vecchia